lunedì, 18 febbraio 2008
Ti scrivo stasera per ringraziarti di cuore del pacco ricevuto, e tutti i suoi allegati.
Mi sono stati consegnati l'altro ieri dal mio amico Julio,
e mi fanno un grandissimo piacere!
Come ricevere un pezzo di casa in italiano,
una falange o un lobo dell'orecchio di un amico, si potrebbe dire.
 
Li ricevo quando ritorno a Bogotà dopo lunghi tempi di peregrinare per il continente che mi tiene come figlio d'adozione.
Abbiamo attraversato paesaggi incredibilmente belli e selvaggi, conosciuto altri pezzi di mondo ancora,
altre umanità diverse e disperse, altre città immense e desertiche,
altre montagne, mercati ed autobus,
altri minatori,
altri sguardi di donna.
 
Abbiamo ampliato gli orizzonti ancora,
su di un mondo che non avremo mai la minima possibilità di comprendere nella sua interezza
(se mai l’abbiamo avuta; se ne esiste una, se esiste un Dio)
eppure dal quale, come in una vertigine,
ci lasciamo cullare incoscienti ed incantare,
come da un ammaestratore di serpenti;
E forse non possiamo neppure più farne a meno,
di una certa dose di assurdità a dormici al lato, di un certo senso di incoerenza sulla pelle,
della pacifica ambiguità che siamo, o siamo diventati,
della nostra nuova capacità di comunicare e rassegnazione a non comprendere mai fino in fondo,
del nostro essere allo stesso tempo e sempre, stranieri e compatrioti, vicini e lontani,
giusti ed approfittatori, rivoluzionari e consulenti, giovani ed adulti, impegnati e turisti,
ispirati e stanchi.
Non è più neppure il fatto di essere in viaggio, non è più nemmeno pensiero o riflessione,
è semplicemente vita, quotidianità abituata ad essere spesa in strada,
a guardar dal finestrino il paesaggio che cambia dall’altopiano alla selva, o la notte.
Annusare, nell’odore del mare, il ricordo di estati a casa,
percepire, nel tratto di un amico, il segno del tempo che passa, ma non cambia la sostanza.
Scrollarsi di dosso strati e strati di polvere,
e riscoprire che nel solo movimento distratto emerge l’essenza di tutto, di me,
la presenza di cuore, il risparmio energetico dell’intelligenza, l’indifferenza delle alternative che non contano.
 
Ed ora torniamo volentieri alle nostre case,
come ad appezzamenti di terra strappati all’estraneità, angoli di mondo ammaestrato.
Dove, lentamente, la polvere ci tende un nuovo assedio,
il desiderio di fotografare e l’obbligo di consegnare,
la solitudine della metropoli la domenica,
troppo caffè alla mattina, troppo internet alla sera,
l’ingrata lotta dell’equilibrio,
senza un antidoto certo, a meno del sonno
e dei libri.
 
Questo, insomma, Lo, un breve riassunto di me,
che stasera avevo evidentemente bisogno di esprimere in qualche modo criptico.
Oltre al fatto che ho firmato per cominciare a Londra dai primi di aprile,
che manterrò contatti lavorativi (dunque personali) con la Colombia (il che mi dà grande serenità e tranquillità al partire). Che non so se prima o poi troverò la determinazione per mettermi davvero con i piedi nel fango e guardare finalmente e per un bel pezzo il mondo con la testa all’ingiù.
Tu, fratellone, spero te la passi egregiamente.
Ti mando un caloroso abbraccio e spero di vederti presto,
 
L.
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PS. ShinyStat TM dice che oggi alle 11:08 si è connesso qualcuno dalla rete della presidenza del consiglio dei ministri... Belin, Silvio, sei già lì?
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categoria:lettere
mercoledì, 13 febbraio 2008

Ho ricevuto da un caro amico una delle più belle lettere che abbia mai letto.
E' un amico che vive lontano da diversi anni. Anzi, potremmo dire che si è allontanato sempre di più: Belgio, Inghilterra, Guinea Bissau, e adesso Colombia. Barrio de la Candelaria, Santafè de Bogotà.

Ora vuole stare un po' più vicino alla famiglia, dunque tornerà a Londra tra poco.
La lettera è talmente bella che la voglio pubblicare a tutti i costi, perchè riesce a esprimere come io non ho mai saputo fare l'anima del viandante. Lui è ancora più viandante di me, e forse per questo lo ha saputo mettere a fuoco meglio.

Prima però devo rispondergli e chiedergli il permesso, mi pare meglio. Così inizio a postare la mia lettera, quella a cui lui ha risposto, di modo che si capisca bene. Si tratta di un biglietto di accompagnamento a certe letture e a certi ascolti, niente di esageratamente profondo. Ma 'spettate di vedere la risposta...

Stay tuned!

UN POCO D'ELOQUIO, PER CARITA' !

Nei racconti di Bukowski
le tangenziali diventano epica,
le macchie di piscio nei materassi si fanno poesia,
i grassi sacchi pieni di scoregge che ingurgitano veleno fino al mattino sono i nostri eroi,
e la fottutissima alba livida di Bardolino raccoglie l’odore di tutto il vino acido ingurgitato nella notte
– sapore di carne guasta in bocca e bestemmie incagliate nell’anima –
sono immagini che sublimano in arte.
Ma con la “a” minuscola, per carità, niente di sacro. Se ci fosse del sacro sarebbe un guaio.
Così pure niente di alto, niente di troppo elevato, niente di filosofico.
E poi niente di mieloso, di buonista, niente di edulcorato, di morale e moraleggiante.
Soprattutto, nel modo più assoluto, niente canzoni d’amore[1].
 
Così sono gli anti-eroi di Charles:
Rozzi, poco intelligenti, apatici e assonnati,
deturpati nel fisico e nell’anima,
incazzosi con le donne, spendaccioni con le troie,
demoni rapaci,
sputano sulla terra dove andranno sotto terra.
 
Accolite di rancorosi[2] di questo genere ce ne sono dappertutto, sparse per il mondo.
Abitano in condomini di cemento,
in case di proprietà dei mezzadri con i muri di pietra e il camino al centro
in monolocali affittati o in seminterrati poco illuminati.
Io personalmente ho tana nello Scasso di Vulcano, in Stradone S. Agostino
Dove conduco la mia vita di clandestino.
E leggo Bukowski.
 
Oppure leggo di Confraternite dell’uva[3], di uomini veri, di lavoratori messi a pane e cipolla,
pressati dalla vita come l’uva nel torchio per il vino d’ultima spremitura.
Giri, giri, e continua a venire giù qualcosa, sembra che non smetta mai.
Zampilla un fiotto sempre più sottile,
ma quando cadono le ultime gocce puoi dare ancora mezzo giro alla ruota dentata,
capace che dura ancora 10 minuti
e poi ancora. E ancora.
Un bicchiere alla volta, lo puoi bere al momento.
 
Anche la gente è così: nonostante quello che gli succede
nonostante tutto
ce la fanno quasi sempre, quasi tutti.
Sembra incredibile, ma quando la vita gli dà ancora un giro di torchio
loro si spremono ancora un po’, e vanno avanti.
In qualche modo andiamo avanti tutti, pensa che inerzia.
Chiedi alla strada, alle stazioni, ai dormitori, chiedi alla polvere[4], se non è vero.
Qualche risorsa la trovi sempre, un giro di vite dopo l’altro.
 
Magari ci vuole l’alcol, che aiuta.
magari ci vogliono i cerini di Santo Nicola[5], che
con la loro opalescenza diffusa,
con quel bagliore a raggio così momentaneo ed evanescente,
aiutano spesso.
Quello che non aiuta è la pigrizia:
 
La Pigrizia andò al mercato ed un cavolo comprò.
Mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò.
Cercò l'acqua, accese il fuoco si sedette e riposò....

Ed intanto, a poco a poco anche il sole tramontò.
Così, persa ormai la lena,sola al buio ella restò
ed a letto senza cena la Pigrizia se ne andò.
Ne uccide più la pigrizia che la spada.
Proprio una bella favola natalizia...
ci mancano solo i chiodi di garofano e il vino cattivo.
 
E poi gli angeli, con un paio di alucce rotte di cartone, appesi ai fili di nailon.
Ma intanto ci sono sempre i nostri peccatori
bastardi coi denti neri di tabacco
gente pronta a venderti la madre.
Bukowski, Fante, Capossela, Hamsun...
 
Si dovrebbe prendere in seria considerazione la santificazione di questi artisti perchè
con i loro personaggi
noi siamo liberi di puntare il dito verso il cattivo, il bastardo, il senzadio,
l’homo faber (s)fortunae suae.
E’ consolante poter puntare il dito contro un cattivo, di tanto in tanto.
E’ terapeutico.
Kafka lo sapeva[6] che fa comodo a tutti avere qualcuno contro cui puntare il dito.
 
E contro chi è più comodo farlo?
Beh, il bersaglio favorito è quello che non si difende: il povero, l’imbecille, il pumminale.
L’uomo che ha fame[7], l’uomo straziato dalla fame.
Tra prigioni e camere in affitto, scappa come un topo in un labirinto.
Ma è Natale,
per carità,
trovate un pezzetto di formaggio anche per lui
di modo che io possa sentirmi buono.
 
 
 
 
Auguri, amico prezioso -e quasi sempre lontano-
 
Un abbraccio,
 
L
 
 
 
 
Vinicio Capossela (innamorato della vita... forse non ricambiato)
Jack Kerouac (on the road, like a stone, like a tree, like a raw dog)
Tom Waits (metà pirata e metà artista, un vagabondo musicista che ruba quasi quanto dà)
Francis Ford Coppola (er mejo)
Charles Bukowski (one of the world’s greatest losers)
Knut Hamsun (a big part of him is completely creazy. And this is the most normal part of him)
John Fante (nessun aggettivo per Johnny. Semplicemente... Johnny)
 
 


[1]              C. Bukowsky, Niente canzoni d’Amore
               V. Capossela, Bardamù
[2]              V. Capossela, Accolita di rancorosi
[3]              J. Fante, La confraternita dell’Uva
[4]              J. Fante, Chiedi alla polvere
[5]              V. Capossela, I cerini di S. Nicola
[6]              F. Kafka, Il processo
[7]              Knut Hamsun, Fame
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martedì, 05 febbraio 2008

Non so a quante persone sia mai capitata la soddisfazione di pescare una totanassa.

Si tratta di un grosso totano che si pesca anche nel nostro Mar Ligure, per prenderlo bisogna fare così: si sceglie una notte di luna calante, quando è circa a un quarto, si butta giù una lenza con una pietra bianca in fondo, opportunamente decorata con una decina di ami di medie dimensioni.
Ci vuole molta pazienza, perchè si tratta di far ondeggiare su e giù l'esca, finchè qualche totanassa nei dintorni non decide che vale la pena andare a dare un'occhiata.
E' in quel momento che si vede la differenza tra il buon pescatore e il milanese: bisogna dare un incoccio secco per infilzare il calamarone, ma non troppo forte, per evitare di trapassare tutto il corpo del malcapitato e lasciarlo lì sul fondo a decomporsi.

Poi viene il momento più bello: recuperare la lenza con calma, a velocità costante, avvertendo un grosso peso che sale, abbastanza consistente da lasciare il segno sulle dita. Se il mare è limpido, anche senza illuminazione, il corpo della totanassa inizia a spuntare dal buio già una ventina di metri prima di uscire dall'acqua.

Così puoi concentrarti, cercare di capire quanto sarà grande, se è un maschio o una femmina, se è giovane o meno...
Ma a tutti i pescatori di totanasse è capitato almeno una volta nella vita di avere una bestia da 10-12 Kg che sta venendo su, una roba mai vista prima, un gigante dei mari, un calamaro in grado di rompere in due la tua barchetta solo con un colpo di tentacolo, vederlo salire, pregustarlo, immaginarlo e... perderlo appena uscito dall'acqua.
Pluf! Appena uscito, ecco che ripete tutto il traggitto all'incontrario, fino a sparire negli abissi per sempre.
Succede perchè molte totanasse si divertono in questo modo: non si infilzano nell'amo, ci si appoggiano solo, per il gusto di vedere in faccia un altro pescatore idiota. Quando esce dall'acqua, guarda divertita l'occhio del suo carnefice, abbozza un "vaffa" con due tentacoli e se ne torna tra i sette mari.
E' capitato anche a me.
Qualcosa come 21 anni fa, dovevo averne 6 o 7.

E questa notte me lo sono sognato.

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mercoledì, 16 gennaio 2008

Su Youtube c'è qualche filmato dell'Etiopia.

Quelli che ho fatto io vengono tutti fuori digitando "kachachullo" da www.youtube.com
Date un'occhiata, poi venitemi a dire se c'è al mondo un bambino più bello di Shallaka..... Tzè!!!

(link diretto: http://www.youtube.com/results?search_query=kachachullo)

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domenica, 13 gennaio 2008

Questa è stata la serata che ha superato le altre.
E chi se lo sarebbe mai immaginato?
Eppure sono cose che capitano. Raramente, ma capitano.
Eppure domani mi sveglierò nello stesso letto, e avrò ancora la stessa faccia.
Da non credersi, da non credersi per davvero.

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sabato, 12 gennaio 2008

Ci sono degli eventi che mi riescono talmente lontani da credere che appartengano a una vita precedente, più che a questa. Non sono episodi lontani nel tempo, appena qualche anno, ma ero talmente diverso IO che adesso non sono neanche più tanto sicuro che siano cose capitate per davvero a ME.

Ho lavorato qualche mese per il "Renzo Piano Building Workshop", e la cosa mi interessava pure. Ci provavo gusto.
Ho sofferto a rifiutare un posto fisso in uno studio di architettura, roba da 10 ore al giorno sabato compreso. Ricordo di non aver dormito un paio di notti, prima di riuscire a rifiutare.
Sono stato con la ragazza più bella del mondo, e mi pareva che la mia vita (e la mia felicità) dipendesse da lei. Mi ha tenuto per le palle per un bel po'.
Ho suonato la Primavera di Vivaldi all'Ariston di San Remo.
Per parecchi anni ho pensato che non sarei diventato molto diverso da mio padre.
O da mio zio.
Sono stato prima di destra e poi di sinistra. Diversi anni, prima di dimenticarne il senso.
Ho creduto alla favola della formica e della cicala. Poi ho iniziato a prendere a calci i formicai.
Ho sognato di poter, un giorno, costruire un teatro.

Roba che non ci si crede...

Non mi sento per nulla migliore rispetto a quando sono partito, nè meno codardo.
Semplicemente ho smesso di affannarmi nel tentativo di somigliare all'immagine che avevo di me, ho imparato il valore dell'essenza e dell'assenza. 

Oggi, poi, ho pure affettato un dito a CoinquilinoJack. Ne ho arrancata via una bella fetta, sangue da tutte le parti... Che schifo.
Poi sono venuti a pranzo qui i miei genitori, Jack balbettava, era grigio-giallo, un po' sudato, scottex tutto
 attorno al pollice e pattumiera piena di fazzolettini rossi.

Tutto cambia, tutto cambia. Rimane solo la necessità di stare sereno con persone a cui voglio bene, e che ne vogliono a me. Ecco, di questo ho più bisogno adesso che in passato.
Ma sono abbastanza fortunato in questo, ora come ora.

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giovedì, 10 gennaio 2008

Ho scoperto una nuova funzione, che mi fa vedere da dove si connettono i visitatori di questo blog. Ne ho beccato uno dagli USA, uno dalla Svizzera e uno dalla Danimarca. E pare che passino di qui di tanto in tanto. Vi prego, me lo dite chi siete? Roba da non dormirci la notte.

Ma passiamo ad altro: la mia epopea personale credo sia giunta agli anni '60. E' il mio '68 personale.
Questo ha fatto sì che oggi in laboratorio ad Architettura ci sia stata la lezione più hippy degli ultimi 30 anni.
Voglio dire, cooperative di autocostruzione partecipata, tecnologie conviviali, cantiere sperimentale, costruzioni naturali di terra e legno...
Abbiamo provveduto a sospendere l'incredulità degli astanti con un delizioso teatrino organizzato in tre parti:

- TesistaDavide ha parlato della sua ricerca sulla resistenza dei muri in terra, mostrando dal vero avvincenti prove a rottura per trazione e per taglio. Le prove sono casereccie, senza macchine granchè sofisticate, dunque siamo davvero al limite tra la ricerca e lo spettacolo, un piede nella scienza e l'altro nell'illusionismo. Parlo di secchi caricati con 50 Kg di pesetti che rovinano sul pavimento quando il provino di terra si rompe, e sfido chiunque a non mordersi la lingua, quando succede.
- DottorDario ha fatto una presentazione del suo progetto di vita. Non ho mai parlato di DottorDario. E' uno che non so bene come presentare: potrei dire che è un matematico oppure che è un contadino. O uno che fa risseu, o un professore. Beh, oltre ad essere tutto ciò, è pure uno che ha deciso di farsi una casa di terra, di farsela lui. Ha parlato un po' di tutta questa faccenda in cui sono coinvolto perchè sono indegnamente tra i progettisti (metto il disegnino del progetto sotto).
- Il sottoscritto ha svarionato con teorie in bilico tra Gino Strada, Marx, Bukowski e Siddartha. Penso di averli confusi. 

Oggi è stata proprio una bella giornata. In generale, dico. Anche in diverse altre parti del mondo.
.
progetto preliminare

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lunedì, 07 gennaio 2008

Ce ne sono parecchie:

1) Ho traslocato: lasciata la casa natale, mi trasferivo con Jack e Fra in una viuzza sopra la stazione principe. Ho la mia bella cameretta frikkettona arredata all'africana, un frigo anni '60 come armadio, tendaggi e stoffe, ceste di vimini e cose così.
Ricorderemo questa fuga da casa come una cosa molto eroica: 3 27enni che vanno a vivere da soli e poi chiamano la mamma per sapere quale programma della lavatrice è meglio usare, o come si cucinano i rognoni... molto macho, molto eroico.

2) Ho quasi finito l'esame di dottorato del primo anno. Credo di essermi fatto un po' di nemici a Milano, ma non me ne importa granchè. Molti nemici, molto onore. E poi ho sempre il mio stipendietto, quindi potete anche sputarmi in bocca, a me va bene uguale.

3) Comprato con largo anticipo (e largo risparmio) un biglietto aereo per l'Etiopia!!! Partenza da Milano il 25 Luglio, ritorno il 3 Settembre. E VAI!!! Questa volta penso che saremo in tanti, almeno 6 o 7. Si va giù semplicemente per STARE, per stare assieme, tra di noi e con la gente. Per curiosare, sentirci parte dello stesso mondo. Nuovamente frikkettone. Ma poi, se ci riusciamo, vorremmo anche iniziare un piccolo progettino di aiuto a un gruppo di ragazzini, una specie di casafamiglia.

4) Mi è esploso il computer, e questo spiega perchè non sono più venuto da queste parti (virtualmente parlando). Oggi o domani dovrebbero rendermelo, più pimpante di prima. Ora sto scrivendo dal computer dell'università.

5) Ieri sera sono stato un po' al telefono con la Giulietta, che mi ha chiamato da Parigi... Sono stato un po' Bucowski. Intendo dire, un po' stronzo. Penso di averle lasciato un po' l'amaro in bocca, magari si aspettava una telefonata di quelle carine (dai, Giulietta, tanto anche se non commenti lo so che mi leggi...).
Chissà se si è accorta che sono diventato bisessuale.
Anzi, trisessuale.
Chissà se è vero.
Mettimi un po' alla prova, dai.......


Poi volevo dire anche una cosetta seria, su quello che sta succedendo ora nel Corno d'Africa.

Credetemi, non sono un attivista anarco-insurrezionalista. Non sono un "grillino" convinto (anche se appoggio e condivido), non sono comunista. Ma dico ugualmente che

Tutti i telegiornali e i giornali fanno schifo, sono pura immondizia.

Posso sapere come mai le prime pagine dei giornali sono tutte sui saldi natalizi? E i giornali non parlano che di politica interna, o delle vacanze di Sarkozy?

I pochi articoli sul Kenya sono falsi e tendenziosi, tentano di far passare una guerra fredda tra USA e CINA per una stupida questione tribale, di modo che poi tutti possiamo commentare pacificamente: "non hanno il pane, e si ammazzano tra di loro... che mondo!".

Quello che ho capito io è questo: il KENYA è la piattaforma strategico-logistica dell'ONU, dunque degli Americani. Da Nairobi partono tutte le missioni per Sud Sudan, Etiopia, Eritrea e regioni dei grandi laghi. Il Kenya è degli Americani.

La SOMALIA non ha un vero governo da 30-40 anni, sempre soggiogata dai militari musulmani. Le ragioni di questo disastro sono da trovare nel colonialismo, che aveva diviso la Somalia in 3 parti, aizzando le etnie l'una contro le altre. Oggi la Somalia è Musulmana e Jihadista, sostenuta quindi dai Cinesi, che mandano una valanga di soldi, portano lavoro e infrastrutture, fanno fare bella figura ai governanti Islamici.

L'ETIOPIA è sostenuta dagli USA, che gli manda i carri armati per fare guerra alla Somalia. Dicono che temono il terrorismo, in realtà temono solo l'integralismo religioso. E' una guerra di religione, altrochè. GIBUTI viaggia assieme con l'Etiopia, perchè ne è il porto naturale.

L' ERITREA, storicamente nemica dell'Etiopia, è una zona strategica: se l'Islam riesce a conquistarla, gli Americani saranno costretti a far succedere un grosso casino, per ridisegnare la situazione politica a loro vantaggio.

IL SUDAN è diviso in due: NORD (mediterraneo e musulmano) e SUD (nero e cristiano). Le due parti sono in lotta da molti decenni, e si ritrova pieno di truppe di pace Ugandesi e Kenyote, in realtà non sono altro che eserciti allo sbando, armati fino ai denti e sempre ubriachi, che passano a fare razzia. Se nel Corno d'Africa nascerà la guerra Islam-Cristianesimo, il Sudan sarà un'ottima cassa di risonanza, in grado di portare distruzione in tutta l'Africa.

Non so, ho le idee confuse. Mi pare un grosso casino. E' difficile informarsi, ma velocemente stanno cambiando gli scenari economico-politici, per esclusivo intervento (e interesse) di stati NON Africani. E questo è quanto. In Etiopia musulmani e cristiani vanno d'accordissimo (nel cantiere della mia chiesa lavoravano anche 3 musulmani, uno era VOLONTARIO). Se questi grossi stronzi, Americani o Cinesi che siano, riescono a metterli in guerra, sarà davvero sconcertante. Violenti e plagiatori, siate maledetti. I giornali parleranno delle missioni di pace ONU che salvano gli africani dal massacro etnico. Bastardi, bastardi, bastardi.

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domenica, 18 novembre 2007
Penso che sia inutile dire che le tre ipotesi formulate da Heyman nel campo della meccanica delle strutture in muratura sono in ultima analisi delle puttanate mostruose.
Andiamo con ordine:
-         Resistenza a compressione infinita: ma perchè mai? No, dico, ma che cazzo vuol dire? Le pietre sono pietre, mica Dio: prima o poi si rompono!
-         Resistenza a trazione nulla: ora voglio dire, da un estremo all’altro! Un cicinin di resistenza la avranno pure! Ho capito che se poi la volta si lesiona in verticale la resistenza a trazione non c’è più, ma se la cupola è sana ce n’è eccome! E perchè non calcolarla, stiamo parlando di stati limite di sollecitazione! Ma pensa te...
-         Impossibilità di mutuo scorrimento nei giunti: ma signor Heyman, cazzo, ma non l’ha mai vista una cupola collassata? Le pare che non ci sia mutuo scorrimento? Si compri un bel paio di occhiali...
Ho capito che con queste ipotesi il calcolo è molto carino, con approssimazione (quasi)sempre a favore di sicurezza e tanto semplice da usare, ma poi la realtà sperimentale si discosta talmente tanto dal tuo modello che diventa quasi inutile! E allora tutti gli ignegneranti sono costretti a farsi di elementi finiti, e tutti sappiamo quanto l’analisi elastica di tutti i programmi di calcolo sia un’altra minchiata senza fine.
Allora, vediamo cosa c’è a disposizione: cosa possiamo accettare e cosa invece dobbiamo respingere.
1)      Teorie di Heyman: grande apporto della statica grafica, analisi di uno spicchio e condizioni al contorno. Respingiamo però le ipotesi semplificative: con esse, risulta che la mia cupola di Ropi sarebbe “impossibile”, in quanto il fattore di sicurezza è inferiore a 1 (0.65). E nota che non ho tenuto conto dell’enorme apertura della porta...
2)      Analisi elastica: buona la considerazione della pseudo-resistenza a trazione, l’approccio di analisi locale e globale, di resistenza e di stabilità. Considerazione degli scorrimenti e analisi agli stati limite. La cagata clamorosa è la considerazione delle deformazioni, con tutte le incontrollabili derivate e derivatine basate su quattro parametrini di merda che se non li controlli alla perfezione (e nel caso di analisi sul costruito storico è quasi impossibile) possono alterare i risultati significativamente
3)      Teoria membranale: la visione tridimensionale della questione, e l’approccio grafico. Chiaramente però non si può confondere lo spessore della struttura con il suo asse medio, come invece si fa normalmente per il calcolo dei gusci in cemento armato.
4)      Apporto di Santiago Huerta: il teorema di traslazione e deformazione, utile per il calcolo di cupole ellittiche. Non si può però sopportare tutta quella devozione al maestro Heyman, di cui non vuole mettere in discussione neppure le scoregge.
5)      Teoria statica di Coulomb: la soluzione del problema dei massimi e dei minimi credo sia importante per individuare la più favorevole curva delle pressioni principali: penso che si potrebbe fare una sorta di compensazione per cercare il minimo inteso come la minima area di differenza tra la curva cercata e l’asse baricentrico dell’arco, facendo però una compensazione in grado di tener conto della minor resistenza a trazione rispetto quella a compressione. Se esse fossero in rapporto di 1 a 10, come per l’argilla, l’area positiva (in trazione) dovrebbe essere moltiplicata per il coefficiente 10, sommata a quella negativa (in compressione) senza coefficiente, e della somma delle due và cercato il minimo. E’ un po’ cervellotico, ma credo che funzioni, è solo questione di risolvere gli integrali.
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categoria:pensieri
martedì, 16 ottobre 2007
Sento sempre di più le mie giornate come degli imbuti troppo larghi in cima e troppo stretti in fondo, così che le infinite cose che vorrei fare si appilano sul fondo della scrivania, e le mie inopportune giornate ad imbuto mi impediscono di archiviare le pratiche al ritmo dei nuovi ingressi.
Piatti sporchi su altri piatti sporchi, impossibile recuperare il ritardo, ne arrivano ancora, e poi ancora, e via, e via, e via.
Senso di colpa per sentire di non aver prodotto nulla, e riempirsi le giornate di altro nulla per colmare il Grande Vuoto, che inghiotte tutto, tutti gli sforzi come un buco nero.
La forza per un colpo di reni la potrei trovare con facilità, ma bisogna essere intelligenti oltre che forti, e concentrare gli sforzi in una direzione precisa, mica sparare sulla folla. Qui è una faccenda da cecchini. Scivolare nelle lenzuola candide delle eventualità future fino a trovare una posizione comoda, un bel cantuccio in cui stare bene e fermarsi per godere della straordinaria bellezza di ogni cosa, rimettersi una volta per tutte in sincrono con la vita, senza più dover fare sforzi per stare dentro casa, nel recinto, nel seminato.
In questa condizione ogni uomo, trovando la sua realizzazione e dunque scoprendosi evidentemente in debito verso la vita, è spinto a indaffararsi per pareggiare il conto, dunque a dare di più, a produrre di più e perfino a vivere un po’ di più. Più in profondità, con la faccia più vicina al piatto.
Prego perchè questo tempo di clandestinità ed impotenza sia meno doloroso possibile, e soprattutto che al momento del salto nel vuoto si apra il paracadute.
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