sabato, 07 marzo 2009

Succedono sempre molte più cose di quelle che riesco a raccontare qui sul blog... nelle ultime settimane poi, la connessione è diventata davvero di una lentezza inimmaginabile e la luce manca di continuo, cosicchè non sono riuscito a dare nessun aggiornamento. Per dare al volo uno sguardo ai lavori, la cosa migliore è se vi racconto quella dell'ananas.

 

Si tratta di quell'ananas enorme che Abiyu mi aveva regalato ieri.

E poi c'erano le banane che avevo preso sulla strada di Wando Genet.

Ho sbucciato e tagliato tutto a pezzettini e, secondo tradizione etiope, ho imboccato tutti i nostri lavoratori. Che così non si devono lavare le mani, non smettono di lavorare, ma prendono un po' di fresco. Visto da noi, sembra proprio offensivo: tu pensa se il tuo principale, mentre tu sei lì che lavori, ti ficcasse in bocca un pezzo di ananas... così non interrompi il lavoro!

Qui invece è una cosa molto apprezzata.

 

Uscendo dalla cucina, con il piatto di frutta in mano, il primo che trovo è Efrem che sta tagliando 12 triangoloni di lamiera per fare un forno solare a parabola. Ci abbiamo messo un po' per approntare una taglierina in grado di semplificare il lavoro, ma alla fine siamo riusciti a farne una con poca spesa, usando due vecchie balestre di camion prese da un garage qui vicino. Così adesso riusciamo a fare dei triangoli tutti uguali, anziché quegli aborti che uscivano tagliando la lamiera con le cesoie.

Efrem sentitamente ringrazia, ed ingoia in un sol boccone un pezzo d'ananas grosso quanto una mela.

 

Girato l'angolo di casa, ecco Martha, la cuoca, che sta tagliando le cipolle del soffritto. Lei ha avuto l'onore di cucinare per prima le patate nel nostro meraviglioso forno solare. Si trattava di un forno con parabola in terra e letame resa liscia all'interno con un intonaco di gesso ed infine trattata con carta di alluminio. La pentola è stata annerita esteriormente col fumo di legno verde. Martha, la prima cuoca solare di Shashemane, abbassa lo sguardo e accenna un timidissimo sorriso. Le dico “mangia!”. Lei annuisce solennemente, poi di scatto azzanna un pezzo di banana con una voracità sorprendente, che devo ritrarre le dita in fretta.

 

E' poi il turno di Abiyu, fratello di Sherif, il legittimo donatore d'ananas, che sta scrivendo al computer alcuni dati a proposito della zona di Ropi. Sarebbero dei documenti riservati, ma Wondemu (che ora è a Ropi) è riuscito a carpirli alla segretaria dell'ufficio comunale, con moine ed occhi dolci. Così ora Abiyu sta copiando le cose più interessanti e sta organizzando i dati.

Quando entro in ufficio, lui non alza neppure lo sguardo dal computer, e spalanca la bocca. “Yitaftal” (“è dolce”), dice sottovoce, sbrodolando sulla tastiera.

 

Uscendo dall'ufficio, passo davanti al forno solare, dove ora sta bollendo della polpa di agave: pare che sia un buon stabilizzante per i blocchetti di terra... l'acqua verdognola bolle allegramente sotto il sole.

 

Infine ci sono Zambaba e suo figlio, che stanno facendo il lavoro più massacrante di tutti: impastano terra e paglia, la pestano con i piedi e fanno i blocchetti. Questa terra dovrebbe essere meglio di quella che abbiamo provato prima: è bianca ed è molto più limosa. Zambaba dice che per fare un impasto migliore bisognerebbe aspettare la luna giusta... Ma ora abbiamo fretta. Ok, proveremo a farne altri con la luna che dice lui. Ma qualcuno sa se è possibile che sia una cosa seria o se è superstizione? La luna può avere influenza su queste cose?

Non è facile capire cosa è vero e cosa è superstizione, da queste parti.

 

Un giorno lo stesso Zambaba mi ha detto che era importante tenere dei rovi secchi nel trogolo fuori casa, che sennò “esce l'odore cattivo”.

Chiaramente io ho pensato che fosse una stupida superstizione africana, e li ho tolti.

Ma dopo il tramonto qui l'aria si fa subito fredda, mentre il cemento dei trogoli che ha accumulato il calore del giorno conserva un po' di tepore anche di notte. Così i ci vanno i gatti, per stare al caldo, e lì consumano i loro spuntini a base di topi e schifezze varie.

E così in qualche giorno ti trovi il trogolo pieno di carcasse puzzolenti!

Mentre se metti i rovi nel trogolo, i gatti stanno alla larga, quind pure le carcasse e la puzza.

...allora era tutto vero!

Il fatto è solo che loro non ragionano in termini di “causa” ed “effetto”, ma semplicemente di “realtà”, ossia di “esperienza”. Per questo spesso non riusciamo a capirci... abbiamo forme di pensiero completamente diverse, con strutture diverse, tanto quanto le nostre lingue.

… Zamaba e suo figlio hanno divorato con gusto la frutta rimasta, con faccia seria e sguardo buono.

 

Chissà quanti altri trucchi mi insegneranno.

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categoria:aggiornamenti settimanali
giovedì, 26 febbraio 2009
CENTRO AGRONOMICO DI MELKASSA (tra Nazareth e Sodorè).
Ho appena visitato questo centro e ne sono rimasto molto colpito, la cosa più interessante che hanno è un programma denominato “National Agricultural Mechanization Project”, che si occupa proprio di tecnologie
appropriate (e un poco postmoderne) per l'ottimizzazione del lavoro in agricoltura. Vendono dei macchinari non coperti da brevetto, che si innestano bene nella vita tradizionale rurale e che tengono conto di tutti problemi (magrezza animali, tipo di terreno, aridità, cultura locale, consuetudini, mancanza di elettricità, …). Io li trovo straordinari, anche a giudicare dai successi che hanno ottenuto in giro.
Vi allego una tabella nella quale ho raccolto i macchinari più interessanti.

macchine agricole giusto
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categoria:progetti, miglioramento agricolo
lunedì, 09 febbraio 2009
Questionari per il forno solare

Penso che sia utile fare una piccola indagine di mercato. Vogliamo produrre
dei forni solari a portata economica delle famiglie di questa zona, dunque con
i soci di 13 Sunshine abbiamo pensato di fare un questionario e sottoporlo a 10
famiglie povere, 10 medie e 10 ricche.
In base a questo, potremo calcolare i tempi di ammortamento del forno ed i
benefici economici che questo può portare.
Le domande che abbiamo segnato sono le seguenti:
       Quante persone vivono in questa famiglia?
       Quanti maschi e quante femmine?
       Quanti vecchi, quanti adulti e quanti giovani/bambini?
       Ogni giorno, in quanti si siedono a tavola per colazione, pranzo e cena?
       Somma annuale del guadagno di tutti i membri attivi della famiglia
       Spesa mensile per generi alimentari
       Spesa mensile per legna
       Spesa mensile per carbone
       Spesa mensile per kerosene
       Spesa mensile per butan gas
       Spesa mensile per elettricità (solo quelli che cucinano con piastra
elettrica, cioè i ricchi)
Se a qualcuno vengono in mente altre cose interessanti da sapere, ci sono
ancora alcuni giorni a disposizione (le autorità devono ancora darci il
permesso di andare nelle famiglie a chiedere queste cose).
Allego fotografia (di 2 settimane fa) della casa in blocchetti di terra che
stiamo costruendo a Ropi! Dovrebbe essere pronta in una decina di giorni,
completa di tetto. Sulla muratura nuda, poi, penserei di fare un po' di prove
di intonaco con diversi stabilizzanti.

IMGP0088
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categoria:forni solari
lunedì, 02 febbraio 2009

Progetto A

Forni Solari

 

Nel progetto del forno solare, ci sono alcuni criteri che voglio seguire. Li elenco in ordine di importanza:

-        sostenibilità economica (tempi di ammortamento inferiori a 1 anno)

-        sostenibilità ambientale (preferenza nell'utilizzo di materiali naturali, e comunque non tossici o pericolosi)

-        semplicità di produzione (cooperative locali devono essere in grado di gestire autonomamente l'intero ciclo di produzione)

-        semplicità di utilizzo (i training alle donne devono essere brevi e semplici)

-        semplicità di manutenzione e riparazione (deve essere possibile aggiustare i forni sul posto, senza manodopera specializzata e lavorazioni che richiedano corrente elettrica)

-        inculturazione tecnologica (deve essere possibile usare il forno senza modificare nulla degli aspetti culturali salienti: arredamento di casa, gestualità del cucinare, pulizia, ricette, sapore dei cibi, modo di riporre, custodire e proteggere gli oggetti di casa…)

-        durabilità (resistenza agli urti, all'usura, all'acqua e all'umidità)

 

Queste mi paiono le cose principali a cui fare attenzione. Aggiungo anche, specularmente, ciò che voglio in tutti i modi evitare:

   tecnologie preistoriche (per favore, non lasciamoci ingannare dal fatto che siamo in Africa, o che usiamo la terra e la cacca. Le ragioni dell'utilizzo di questi materiali sono da ricondurre esclusivamente alla sostenibilità, in nessun modo alla vernacolarità morfologica o ad una volontà formale “flinstoniana”. Questi sono progetti post-industriali, non pre-moderni).

   metodi di cottura pericolosi (se il forno ha un rendimento troppo basso, le temperature permettono una blanda cottura ma non la sterilizzazione, il che potrebbe essere dannoso per la salute)

   progettazione solo tecnica (chi conosce un minimo l'Etiopia sa che il miglior prodotto del mondo non sarà comunque mai accettato se non viene ritenuto “bello”. La gente deve volere questo forno, bisogna pensare al marketing già in fase di progettazione evitando di fare discorsi umilianti e stupidi tipo “questi muoiono di fame, hanno bisogno di una cosa che funzioni punto e basta”. No. Il superfluo serve anche quando manca l'indispensabile, fa parte della natura umana, non solo di quella occidentale).

   Talebanismo naturalista (se servono materiali e lavorazioni industriali, se possono migliorare significativamente il prodotto, sono benvenuti. Vogliamo avere un pensiero libero e laico, svincolato da qualunque integralismo. Specie da quelli caratterizzati dai prefissi “eco-” e “bio-”. Bisognerà di volta in volta fare un mero calcolo costi/benefici, bon).

 

Sulla base di questi criteri, positivi e negativi, credo si possano individuare alcune strade preferenziali, concetti legati al pensiero tecnologico che trovano ampio spazio nel dibattito contemporaneo:

1)      Ibridazione tecnologica (materiali e lavorazioni industriali possono andare d'accordo con quelli tradizionali e locali, se guidati dal concetto di sostenibilità. Questo penso che sia il futuro, e attenzione: quell'abbronzato di Obama la pensa così pure lui)

2)      Progettazione partecipata (tutti gli aspetti culturali possono essere affrontati solo nel dialogo con chi a quella cultura appartiene. La decisione di fare questi progetti qui in Etiopia anziché in qualche ufficio in Italia è stata presa anche e soprattutto per questo)

3)      Tecnologie appropriate (la soluzione tecnica corretta non è universale (“pensare globale, agire locale”, concetto di “glocal”, vedi Ivan Illich o, in Italia, Giorgio Ceragioli). Lo studio di tutte le lavorazioni locali deve condurre alla corretta soluzione per quel singolo contesto)

4)      Pensiero debole riferito alla tecnica (Spartaco Paris teorizza per primo (credo) il pensiero debole riguardo la tecnologia che, dice lui, deve essere serva e non padrona. Significa che bisogna considerare prima il COSA (l'oggetto in sé, l'ergonomia, l'estetica e tutti gli altri valori sottesi) e solo dopo passare al COME, ossia alla tecnologia)

5)      Tecnologie per tutti (E' il titolo di un bel libro di Massimo Foti. Il concetto fondamentale è l'abolizione del copyright e del brevetto chiuso nell'ambito della cooperazione nel Sud del mondo. Ovviamente, il libro si scarica gratuitamente da internet in .pdf e ne è consentito qualunque utilizzo)

 

Questo è l'orizzonte concettuale all'interno del quale ci muoviamo. Se a qualcuno non sta bene, cercatevi un altro architetto africano. Venendo alla pratica, ecco in sostanza le variabili su cui bisogna ragionare:

1)      Dimensionamento: la temperatura di cottura e la capacità termica del forno dipendono dalla quantità di radiazione solare riflessa nella pentola, dunque sono direttamente proporzionali all'area piana della superficie parabolica riflettente. In altre parole, il forno deve essere più grande possibile per questioni di efficienza e contemporaneamente più piccolo possibile per questioni di peso, trasportabilità, costo e resistenza.

2)      Orientabilità: la parabola deve essere orientata verso il sole, dunque deve essere semplicemente ruotabile per seguirne il percorso. Con poca fatica e senza rovesciare tutto il cibo.

3)      Materiale strutturale: la parabola deve reggere il suo stesso peso ed eventuali urti. Il materiale strutturale può essere semplice (per esempio impasto di terra), misto (come gesso impastato con fibra di agave) o composto (come un doppio strato, esternamente in foglie di banano e internamente di cemento)

4)      Materiale riflettente: può essere un trattamento superficiale (come una cromatura, ad Addis Abeba le fanno), un materiale applicato (come carta di alluminio) o lo stesso materiale strutturale (ad esempio la lamiera zincata, piuttosto costosa ma accessibile)

5)      Pentola: se riusciamo a posizionare la pentola appena sopra al fuoco della parabola, questa può ricevere tutte le radiazioni dal basso e scaldarsi solo dal fondo (come accade quando si cucina sul fuoco), e penso che sarebbe utile coibentare per bene le pareti laterali ed il coperchio, di modo che si accumuli il calore all'interno con meno dispersioni.

6)      Struttura reggi-pentola: in legno o in ferro, deve tenere la pentola sospesa nei pressi del fuoco e farla rimanere verticale anche quando la parabola ruota per seguire il sole

 

Non so se mi sono spiegato, ho cercato di mettere un freno alla mia logorrea ma di dire tutto l'indispensabile. Non credo di esserci riuscito, la prossima volta faccio meglio.

Però queste sono cose importanti, e più persone hanno voglia di dare un contributo, meglio verrà il progetto. Aspetto suggerimenti, correzioni, valutazioni, suppliche e bestemmie.

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categoria:forni solari
venerdì, 30 gennaio 2009
Ieri eravamo in 5 e parlavamo 6 lingue, un vero e proprio record. Ero un poco confuso.

Due spagnoli (uno catalano e uno castigliano) ed io (...italiano) parlavamo ciascuno nella sua lingua, e più o meno ci si intendeva. Poi c'erano due etiopi, Wondemu e Abdissa, che parlavano in inglese con gli spagnoli, in amarico con me e in oromo tra di loro (sono tutti e due di quella tribù).

E' stata una giornata interessante, Babele a parte.

Gli spagnoli sono due personaggi svegli, che lavorano per una grande ONG di Maiorca.

Sono arrivati in Etiopia vestiti come Indiana Jones, molto buffi, in due avranno avuto 50 tasche. Avrei voluto cucirgliele tutte, mannaggia a loro...

Li ho invitati a pranzo a casa mia, dove abbiamo mangiato un ottimo shiro cucinato dalla sorella di Efrem. Sono rimasti molto impressionati dalla filosofia dei nostri progetti, e mi hanno chiesto se ci serve una trafilatrice professionale per fare blocchi forati, con forno incorporato.

Bah, se vi avanza, diciamo che qui non la buttiamo via di certo!

Per i villaggi mi sembra una tecnologia non appropriata, ma per Shashemane potrebbe anche essere utile, anzi, utilissima.

Poi ho approfittato della loro presenza per farmi portare un po' in giro: ho fatto l'Etiope, nel senso che gli ho fatto da interprete e guida turistica e loro in cambio mi hanno scarrozzato e nutrito nei migliori ristoranti. Erano 3 settimane che non facevo una doccia calda, così li ho portati alle terme vulcaniche di Wando Genet, a 17 chilometri da qui. Che posto incredibile, tra un banano e una canna da zucchero, eccoti queste piscine di acqua bollente. Devo chiedere a PS76 se mi posso comprare un vulcano, da mettermi vicino a casa.

Ma ora fa un caldo bestia, e prima che venga il freddo, con la stagione delle piogge, conto di dotarmi di un boiler solare.

“Se questa è la miseria -direbbe Vinicio- mi ci tuffo con dignità da Re!”.

 

 

NOTE:

-        Vorrei ringraziare pubblicamente i ragazzi del MEG, so che hanno deciso di destinare una quantità di soldi non simbolica a questi nostri progetti... li ringrazio per la fiducia e per la vicinanza. Il MEG ha una cassa tutt'altro che milionaria, e so che questo per loro è un grosso sforzo economico. Grazie di cuore!

-        Elisabetta e Felice mi hanno mandato dei disegni dwg. Io ho le pigne nella testa, e non mi sono installato Autocad sul computer prima di partire. Credo di poter rimediare la prima volta che vado ad Addis, nel frattempo potreste mandarmi dei PDF, o JPG (leggeri leggeri)?

-        A Ropi si è tenuto un referendum (il primo nella storia del villaggio) per decidere se rimanere Oromiya o diventare Debub Nations, stati federali confinanti. E' andato tutto bene, non c'è stata nemmeno una piccola rissa. Wondemu è andato a votare e mi ha detto: “Oggi ho capito che l'Etiopia è il paese più democratico del mondo”. Mah, mah...

-        Ricevo notizie dall’italia, sono arrivate le prime 9 iscrizioni per il workshop estivo a ropi. Ricordando a tutti (tesisti soprattutto) che la scadenza e’ a marzo e che i posti sono 15, invito a darsi una mesciata

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domenica, 25 gennaio 2009
IMGP0034Stampo per blocchetti 8x16x32. Già trasformato in un setaccio per sabbia


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Serie di blocchetti di prova con diverse terre e diversi additivi


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Due blocchetti con etichetta amarica


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Impasto terra-cacca-paglia per fare il primo parabolone per i forni


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Prove di aderenza calce (con coccio pesto) con stuoia in canne palustri


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Il parabolone di cemento (90 cm diametro, 45 altezza)


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  La casa-ufficio a lavori iniziati
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categoria:aggiornamenti settimanali, forni solari, case di terra
venerdì, 23 gennaio 2009

Intanto, per sapersi orientare, alcuni prezzi.

-        Giornata operaio: 20 birr (8 ore)

-        Cemento: 125 birr (sacco da 50 Kg)

-        Calce: 12 birr (sacco da 25 Kg)

-        Gesso: 70 birr (sacco da boh)

-        Chiodi: 16 birr (chilo)

-        Spatola: 14 birr

-        Fil di ferro: 18 birr (chilo!)

-        Spago di plastica 1 birr (m)

-        Foglio 2x1 di lamiera ondulata: 82 birr (prima scelta)

-        Vernice: 145 birr (gallone)

-        Colla vinilica: 28 birr (chilo)

-        Giornali usati: 12 birr (chilo)

-        Foglio di plastica larghezza 2 metri: 10 birr (metro)

-        Fibra di agave: 2 birr (ciuffo)

-        Lamiera piana larghezza 1 metro: 50 birr (metro)

-        Stuoia di canne palustri splittate 3x2: 20 birr

-        Termitaio intero: 80 birr

-        Corda di agave lunga 5 metri: 3 birr

-        Acqua di pozzo (non potabile): 5 birr (barile da 200 litri)

-        Affitto macchina: 500 birr (giornata, benzina a parte)

 

E' interessante vedere la netta differenza tra materiali e lavorazioni industriali e quelli tradizionali.

E ancora di più, tra materiali e mano d'opera: un operaio che lavora dal lunedì al sabato, in una settimana non guadagna abbastanza per comprare un sacco di cemento da 50 chili.

Lascio aperto ad altre considerazioni. Se qualcuno, per i diversi progetti, volesse sapere qualche altro prezzo, basta chiedere.

Questi prezzi li ho trovati mandando 3 persone in posti diversi (se vado io, con la mia pelle bianca, chiedono almeno il triplo).

Stiamo lavorando ad alcuni sondaggi per sapere quanto spendono le famiglie per combustibili in cucina: butano e carbone per i ricchi, kerosene e legna per i poveri.

 

DOMANDINE:

-        Qualcuno sa per quale diavolo di motivo in Etiopia c'è adesso una così grande mancanza di benzina? Code di decine e decine di macchine al distributore... Ma ora non dovrebbe costare pochissimo?

-        Qualcuno un po' più agronomico (tipo Fabio o Alberto) ha idea se in Etiopia ci sia il caucciù? Dove?

-        Decri, ci sei? Se ci sei batti un colpo: ho bisogno di un po' di informazioni sul coccio pesto. In quale quantità si mescola coccio e calce? Qui abbiamo un coccio con dentro tanta sabbia silicea, va bene o ne bisogna cercare un altro con solo argilla? Se la Decri non è in ascolto, qualche architetto può fare un salto da restauro e chiedere a qualcuno? Penso che i Proff. Boato, Arcolao (“le ricette del restauro”), il mitico Rava e Decri siano i più indicati. Servono indicazioni operative per una ricetta di coccio pesto. Serve che porti in giù la calce che si trova qui?

-        Per Ezio: sul diametro della parabola ci sto ragionando. Per i forni da cucina, ora sto facendo un tentativo con parabole da 90 cm di diametro massimo. Però se stai pensando a motori stirling per la produzione di energia elettrica, si può superare anche di molto questa dimensione: sarebbero impianti fissi, da non riporre in casa, e non ci sarebbe quindi più il problema di passare dalla porta

-        Per Tonino Di Pietro: non ti curare delle fesserie che dicono i giornali sul tuo conto, noialtri ti vogliamo tutti bene

sabato, 17 gennaio 2009
Ho incontrato una rossa come non ne vedevo da tempo. Liscia, vellutata...
Piena di ossidi di ferro...
Sto parlando di una terra, naturalmente.
Era lì a qualche chilometro da Shashemane, non la considerava nessuno, così
sono andato a fare due chiacchiere con lei. Così ho scoperto che è argillosa ma
ha anche tanta sabbia, dunque dovrebbe andare bene per fare blocchetti crudi, o
al limite stabilizzati con cemento o calce.
Io però non ho mai approcciato una rossa... sarà meglio offrirle del cemento
o della calce?
In quali percentuali? Qualcuno che ha un manuale sotto mano mi dice
qualcosa?
Ad occhio io direi che questa terra ha un 25% di argilla, e poi una curva
granulometrica standard, fino a ciotoli di 2-3 cm.

E questa era la prima cosa. La seconda invece riguarda i forni solari.
Il buon Yisahak (ricorderete, il presidente di 13 Sunshine) mi ha portato il
progetto di un forno solare fatto nei pressi di Asella qualche anno fa, e poi
abbandonato al suo destino.
E' fatto di lamiera piegata come un origami (spiegarsi senza disegni è
difficile...) a pianta quadrata prospetto a trapezio rovesciato con gli angoli
acuti di circa 70 gradi.
Uno dei quattro lati trapezi è apribile, incernierato in basso, orientabile a
seconda dell'ora del giorno. Gli altri tre sono fissi.
A me pare una buona idea e lo proverò.
Però vorrei anche farne un altro in lamiera, proprio a forma di parabola.
Significa che devo partire da una lamiera sagomata a cerchio (o esagono, o
ottagono) e poi tagliarla radialmente con un tracciato particolare, tipo petali
di fiore, di forma tale che poi si possa piegare e -con qualche saldatura o
qualche bullone- prendere la forma di paraboloide di rotazione.
Servirebbe un geometra tipo il Prof. Ferrari di Architettura o un genio della
geometria descrittiva come quello straordinario professore di Ingegneria
chiamato Guido Guidano...
Sarebbe semplicemente meraviglioso se qualcuno un giorno mi mandasse un dwg
(file autocad) con il disegno piano di questo fiore, con le curvature studiate
in maniera tale che il paraboloide finale abbia un'altezza pari a metà del
diametro maggiore (mi pare che in questo modo il fuoco della parabola finisca
esattamente alla quota del diametro maggiore).

Ho grossa difficoltà a mandare fotografie, ma uno di questi giorni ne
rimpicciolisco 3 o 4 e vi mostro i primi passi di quello che stiamo facendo.

Per ora vi basti sapere che a Ropi c'è una casa in blocchi di terra a cui
mancano solo 3 righe di mattoni ed il tetto, mentre a Shashemane c'è un grosso
parabolone di cemento in costruzione (che farà da stampo per dei forni di terra-
paglia) e 4 blocchetti fatti con la rossa di cui sopra e terra normale in
diverse percentuali. I primi semini di questo lavoro.


PS: ma come diavolo si dice “vetroresina” in inglese???
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domenica, 11 gennaio 2009
Cari tutti,
Le cose qui vanno molto bene. Tre giorni fa abbiamo festeggiato il Natale
(qui se la prendono con calma e lo fanno al 7 Gennaio), per il resto sto
facendo un po' di lavori per rendere sicura e confortevole la casa-sede che
abbiamo affittato per un anno, e sto rivedendo un po' di brutte facce che non
vedevo da molti mesi... è proprio un onore essere qui!

Ieri poi ho affittato un fuoristrada e sono andato a Ropi e a Kubidimtu,
ossia nei villaggi dove lavoreremo di più. Siamo in stagione secca, e la scia
di polvere della nostra macchina era l'unico segno umano, oltre alle piramidi
d'egitto e alla grande muraglia, visibile dalla luna ad occhio nudo. A Ropi la
mia casa è in costruzione, è arrivata a 2 metri di altezza. Inutile dire che è
in blocchetti di terra cruda... e che è splendida! Nell'agitazione però ho
dimenticato la macchina foto, e non ve la posso mostrare, così vi mostro una
visione by night della casa dove abito, a Shashemane.

casa
A Kubidimtu abbiamo improvvisato un incontro con la gente per raccontare cosa
stiamo per fare, con i nostri progetti. Ho ricevuto la benedizione (con tanto
di imposizione delle mani) da una decina di persone tra cui l'Imam, un grande
vecchio dall'aspetto veramente imponente.
Asmach, il capovillaggio cristiano, non c'era perchè sta male, ed è a Shone a
farsi curare in clinica.

A Shashemane poi ho fatto un incontro con i ragazzi di 13 Sunshine NGO, i
nostri partner locali.
A questo proposito, approfitto per presentarvi le persone che ora ho intorno,
e di cui probabilmente sentirete parlare in futuro su questo blog. Per i pochi
eletti che già li conoscono, aggiungo qualche novità:

MEMBRI DI 13 SUNSHINE DEVELOPMENT ASSOCIATION (in futuro 13SDA)
       Yisahak Abraham (Isacco figlio di Abramo...), presidente. Protestante,
etnia Oromo. E' venuto con me ieri in campagna, non c'era mai stato... è
rimasto molto impressionato.
       Wondemu Kadir, accountant, Ex-Musulmano, Cattolico, mezzo Oromo e mezzo
Walayta. Anche lui è venuto ieri a Ropi, che è il villaggio in cui è nato.
Senza di lui, mi risulta difficile destreggiarmi tra le numerose lingue che si
parlano da queste parti. Lavora come maestro a Tikur Wuha. Vive con Nagao, ma
ha intenzione di trasferirsi qui da me (ho pure una piccola depandance di 3
stanze sul retro...)
       Nagao Johannes, segretario, Cattolico, Oromo. E' il più anziano del gruppo,
abbiamo fatto Natale a casa sua. Ora lavora come professore in un college di
Shashemane.
       Ephrem Kassahun, revisore dei conti. Ortodosso, Oromo. Vive in casa mia,
nella depandance di cui sopra... Sta studiando un po' di inglese, sto cercando
di far leva sulla sua anima rivoluzionaria per coinvolgerlo per bene nei
progetti, che non ha mica ancora capito bene di cosa si tratta. E' un poco
randagio, ma spero che si metta in carreggiata.
       Aschalow (Sherif), vice-presidente. Cattolico, Oromo. E' a Gondar a
studiare sociologia, verrà a Shashemane quest'altra settimana
       Dawit --- sparito... dalla sua ultima mail, pare sia in Sudan. Spero che
non provi a prendere un barcone per l'europa, ma temo sia esattamente la sua
intenzione, e io non ci posso fare niente. Ha due fratellini adottati in
Francia, e penso voglia raggiungerli.
       Ermella Abraham, sorella di Yisahack. Non la ho ancora vista perchè studia
lontano da qui.

LAVORATORI
       Arafa, il guardiano musulmano. Per la notte ci siamo muniti di un
guardiano. Ce l'hanno tutti da queste parti, anche gli stessi etiopi (quelli un
pochino più ricchi). Ladri ce ne sono a Shashemane, e non è il caso di
diventare famoso come l'unico bianco senza guardiano notturno. Prega in
continuazione, accucciato verso la Mecca... e più in particolare verso il mio
bucato steso.
       Lilli, la cuoca rastafariana. Voi non avete idea di quanto cucinino bene i
Rasta. Dara una mano in cucina per questo primo mese, finchè non arriva
Caterina. Poi per un altro mese insegnerà a Caterina a cucinare etiope, e
Caterina la coinvolgera’ nel progetto dei forni solari. Lilli parla inglese
molto bene ed è intelligente.

ALTRI
       Ato Tasfye, Ortodosso, Amhara. E' un ricco signore di Shashemane con cui ho
fatto amicizia. I suoi consigli mi sono sempre stati utili, conosce molto bene
la realtà locale, anche se viene da un'altra zona dell'Etiopia
       Abtamu, fratellino di Aschalow. Ragazzino che mi da sempre una mano nelle
commissioni, io in cambio lo porto a Ropi di tanto in tanto, a lui piace.

La prossima settimana andrò ad Addis Abeba a fare un certo numero di
commissioni. Detesto Addis, quindi tornerò pochi giorni dopo.
Quella dopo conto di iniziare a lavorare ai progetti... Stay tuned!

Saluti,

Lorenzo


PS. Vi prego di mandarmi mails senza allegati. Anche eventuali testi, cercate
di inserirli nel corpo della mail. Se avete cose rapide e non private, usate lo
spazio per i commenti in questo blog, che faccio prima. Scusate se impiego
molto tempo per rispondere. Per qualunque cosa, ricevo telefonate ed SMS al
numero 00251911199735. Se usate teleprice (199404400, o 199400404, non ricordo)
da telefono fisso potete spendere abbastanza poco. Chiamate di giorno, diciamo
fino alle vostre 19. Non uso la SIM italiana.

PPS. Sto benissimo, e sono sicuro che faremo un ottimo lavoro.
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venerdì, 21 novembre 2008
A Ropi, come in tutte le zone così povere, uno dei maggiori problemi è l’acqua, scarsa e veicolo di molte malattie.
La gestione di piccole cisterne familiari permette alle famiglie di conservare una discreta quantità di acqua piovana in stagione secca, sia per poterla bere che per poter coltivare piccoli orti per autoconsumo.
Per la costruzione delle cisterne si utilizzeranno materiali strutturali locali, con l’aggiunta di impermeabilizzanti di produzione industriale.
In altre zone dell’Etiopia interventi del genere hanno avuto un'ottima influenza, aumentando notevolmente il reddito pro-capite.
 
I campi su cui si interviene con questo progetto sono così identificabili:
-         economia familiare: le famiglie si trovano ortaggi freschi in stagione secca, avendo dunque una grande risorsa che le rendono indipendenti dal mercato
-         economia di villaggio: l'autosufficienza su larga scala, porterebbe ad una diminuzione delle importazioni, con un evidente vantaggio per l'economia locale
-         sicurezza: rispetto agli attuali specchi d'acqua artificiali, le cisterne sono in grado di fornire acqua molto più pulita e sicura. Inoltre, diminuendo la superficie aperta, diminuisce in proporzione anche il rischio di diffusione della malaria
-         igiene e salute: le vasche di decantazione ed il filtro in ingresso garantiscono una certa pulizia dell'acqua, rispetto a quella delle pozzanghere, comunemente bevuta
postato da: africano alle ore 08:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:cisterne acqua piovana