Succedono sempre molte più cose di quelle che riesco a raccontare qui sul blog... nelle ultime settimane poi, la connessione è diventata davvero di una lentezza inimmaginabile e la luce manca di continuo, cosicchè non sono riuscito a dare nessun aggiornamento. Per dare al volo uno sguardo ai lavori, la cosa migliore è se vi racconto quella dell'ananas.
Si tratta di quell'ananas enorme che Abiyu mi aveva regalato ieri.
E poi c'erano le banane che avevo preso sulla strada di Wando Genet.
Ho sbucciato e tagliato tutto a pezzettini e, secondo tradizione etiope, ho imboccato tutti i nostri lavoratori. Che così non si devono lavare le mani, non smettono di lavorare, ma prendono un po' di fresco. Visto da noi, sembra proprio offensivo: tu pensa se il tuo principale, mentre tu sei lì che lavori, ti ficcasse in bocca un pezzo di ananas... così non interrompi il lavoro!
Qui invece è una cosa molto apprezzata.
Uscendo dalla cucina, con il piatto di frutta in mano, il primo che trovo è Efrem che sta tagliando 12 triangoloni di lamiera per fare un forno solare a parabola. Ci abbiamo messo un po' per approntare una taglierina in grado di semplificare il lavoro, ma alla fine siamo riusciti a farne una con poca spesa, usando due vecchie balestre di camion prese da un garage qui vicino. Così adesso riusciamo a fare dei triangoli tutti uguali, anziché quegli aborti che uscivano tagliando la lamiera con le cesoie.
Efrem sentitamente ringrazia, ed ingoia in un sol boccone un pezzo d'ananas grosso quanto una mela.
Girato l'angolo di casa, ecco Martha, la cuoca, che sta tagliando le cipolle del soffritto. Lei ha avuto l'onore di cucinare per prima le patate nel nostro meraviglioso forno solare. Si trattava di un forno con parabola in terra e letame resa liscia all'interno con un intonaco di gesso ed infine trattata con carta di alluminio. La pentola è stata annerita esteriormente col fumo di legno verde. Martha, la prima cuoca solare di Shashemane, abbassa lo sguardo e accenna un timidissimo sorriso. Le dico “mangia!”. Lei annuisce solennemente, poi di scatto azzanna un pezzo di banana con una voracità sorprendente, che devo ritrarre le dita in fretta.
E' poi il turno di Abiyu, fratello di Sherif, il legittimo donatore d'ananas, che sta scrivendo al computer alcuni dati a proposito della zona di Ropi. Sarebbero dei documenti riservati, ma Wondemu (che ora è a Ropi) è riuscito a carpirli alla segretaria dell'ufficio comunale, con moine ed occhi dolci. Così ora Abiyu sta copiando le cose più interessanti e sta organizzando i dati.
Quando entro in ufficio, lui non alza neppure lo sguardo dal computer, e spalanca la bocca. “Yitaftal” (“è dolce”), dice sottovoce, sbrodolando sulla tastiera.
Uscendo dall'ufficio, passo davanti al forno solare, dove ora sta bollendo della polpa di agave: pare che sia un buon stabilizzante per i blocchetti di terra... l'acqua verdognola bolle allegramente sotto il sole.
Infine ci sono Zambaba e suo figlio, che stanno facendo il lavoro più massacrante di tutti: impastano terra e paglia, la pestano con i piedi e fanno i blocchetti. Questa terra dovrebbe essere meglio di quella che abbiamo provato prima: è bianca ed è molto più limosa. Zambaba dice che per fare un impasto migliore bisognerebbe aspettare la luna giusta... Ma ora abbiamo fretta. Ok, proveremo a farne altri con la luna che dice lui. Ma qualcuno sa se è possibile che sia una cosa seria o se è superstizione? La luna può avere influenza su queste cose?
Non è facile capire cosa è vero e cosa è superstizione, da queste parti.
Un giorno lo stesso Zambaba mi ha detto che era importante tenere dei rovi secchi nel trogolo fuori casa, che sennò “esce l'odore cattivo”.
Chiaramente io ho pensato che fosse una stupida superstizione africana, e li ho tolti.
Ma dopo il tramonto qui l'aria si fa subito fredda, mentre il cemento dei trogoli che ha accumulato il calore del giorno conserva un po' di tepore anche di notte. Così i ci vanno i gatti, per stare al caldo, e lì consumano i loro spuntini a base di topi e schifezze varie.
E così in qualche giorno ti trovi il trogolo pieno di carcasse puzzolenti!
Mentre se metti i rovi nel trogolo, i gatti stanno alla larga, quind pure le carcasse e la puzza.
...allora era tutto vero!
Il fatto è solo che loro non ragionano in termini di “causa” ed “effetto”, ma semplicemente di “realtà”, ossia di “esperienza”. Per questo spesso non riusciamo a capirci... abbiamo forme di pensiero completamente diverse, con strutture diverse, tanto quanto le nostre lingue.
… Zamaba e suo figlio hanno divorato con gusto la frutta rimasta, con faccia seria e sguardo buono.
Chissà quanti altri trucchi mi insegneranno.

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