Progetto A
Forni Solari
Nel progetto del forno solare, ci sono alcuni criteri che voglio seguire. Li elenco in ordine di importanza:
- sostenibilità economica (tempi di ammortamento inferiori a 1 anno)
- sostenibilità ambientale (preferenza nell'utilizzo di materiali naturali, e comunque non tossici o pericolosi)
- semplicità di produzione (cooperative locali devono essere in grado di gestire autonomamente l'intero ciclo di produzione)
- semplicità di utilizzo (i training alle donne devono essere brevi e semplici)
- semplicità di manutenzione e riparazione (deve essere possibile aggiustare i forni sul posto, senza manodopera specializzata e lavorazioni che richiedano corrente elettrica)
- inculturazione tecnologica (deve essere possibile usare il forno senza modificare nulla degli aspetti culturali salienti: arredamento di casa, gestualità del cucinare, pulizia, ricette, sapore dei cibi, modo di riporre, custodire e proteggere gli oggetti di casa…)
- durabilità (resistenza agli urti, all'usura, all'acqua e all'umidità)
Queste mi paiono le cose principali a cui fare attenzione. Aggiungo anche, specularmente, ciò che voglio in tutti i modi evitare:
tecnologie preistoriche (per favore, non lasciamoci ingannare dal fatto che siamo in Africa, o che usiamo la terra e la cacca. Le ragioni dell'utilizzo di questi materiali sono da ricondurre esclusivamente alla sostenibilità, in nessun modo alla vernacolarità morfologica o ad una volontà formale “flinstoniana”. Questi sono progetti post-industriali, non pre-moderni).
metodi di cottura pericolosi (se il forno ha un rendimento troppo basso, le temperature permettono una blanda cottura ma non la sterilizzazione, il che potrebbe essere dannoso per la salute)
progettazione solo tecnica (chi conosce un minimo l'Etiopia sa che il miglior prodotto del mondo non sarà comunque mai accettato se non viene ritenuto “bello”. La gente deve volere questo forno, bisogna pensare al marketing già in fase di progettazione evitando di fare discorsi umilianti e stupidi tipo “questi muoiono di fame, hanno bisogno di una cosa che funzioni punto e basta”. No. Il superfluo serve anche quando manca l'indispensabile, fa parte della natura umana, non solo di quella occidentale).
Talebanismo naturalista (se servono materiali e lavorazioni industriali, se possono migliorare significativamente il prodotto, sono benvenuti. Vogliamo avere un pensiero libero e laico, svincolato da qualunque integralismo. Specie da quelli caratterizzati dai prefissi “eco-” e “bio-”. Bisognerà di volta in volta fare un mero calcolo costi/benefici, bon).
Sulla base di questi criteri, positivi e negativi, credo si possano individuare alcune strade preferenziali, concetti legati al pensiero tecnologico che trovano ampio spazio nel dibattito contemporaneo:
1) Ibridazione tecnologica (materiali e lavorazioni industriali possono andare d'accordo con quelli tradizionali e locali, se guidati dal concetto di sostenibilità. Questo penso che sia il futuro, e attenzione: quell'abbronzato di Obama la pensa così pure lui)
2) Progettazione partecipata (tutti gli aspetti culturali possono essere affrontati solo nel dialogo con chi a quella cultura appartiene. La decisione di fare questi progetti qui in Etiopia anziché in qualche ufficio in Italia è stata presa anche e soprattutto per questo)
3) Tecnologie appropriate (la soluzione tecnica corretta non è universale (“pensare globale, agire locale”, concetto di “glocal”, vedi Ivan Illich o, in Italia, Giorgio Ceragioli). Lo studio di tutte le lavorazioni locali deve condurre alla corretta soluzione per quel singolo contesto)
4) Pensiero debole riferito alla tecnica (Spartaco Paris teorizza per primo (credo) il pensiero debole riguardo la tecnologia che, dice lui, deve essere serva e non padrona. Significa che bisogna considerare prima il COSA (l'oggetto in sé, l'ergonomia, l'estetica e tutti gli altri valori sottesi) e solo dopo passare al COME, ossia alla tecnologia)
5) Tecnologie per tutti (E' il titolo di un bel libro di Massimo Foti. Il concetto fondamentale è l'abolizione del copyright e del brevetto chiuso nell'ambito della cooperazione nel Sud del mondo. Ovviamente, il libro si scarica gratuitamente da internet in .pdf e ne è consentito qualunque utilizzo)
Questo è l'orizzonte concettuale all'interno del quale ci muoviamo. Se a qualcuno non sta bene, cercatevi un altro architetto africano. Venendo alla pratica, ecco in sostanza le variabili su cui bisogna ragionare:
1) Dimensionamento: la temperatura di cottura e la capacità termica del forno dipendono dalla quantità di radiazione solare riflessa nella pentola, dunque sono direttamente proporzionali all'area piana della superficie parabolica riflettente. In altre parole, il forno deve essere più grande possibile per questioni di efficienza e contemporaneamente più piccolo possibile per questioni di peso, trasportabilità, costo e resistenza.
2) Orientabilità: la parabola deve essere orientata verso il sole, dunque deve essere semplicemente ruotabile per seguirne il percorso. Con poca fatica e senza rovesciare tutto il cibo.
3) Materiale strutturale: la parabola deve reggere il suo stesso peso ed eventuali urti. Il materiale strutturale può essere semplice (per esempio impasto di terra), misto (come gesso impastato con fibra di agave) o composto (come un doppio strato, esternamente in foglie di banano e internamente di cemento)
4) Materiale riflettente: può essere un trattamento superficiale (come una cromatura, ad Addis Abeba le fanno), un materiale applicato (come carta di alluminio) o lo stesso materiale strutturale (ad esempio la lamiera zincata, piuttosto costosa ma accessibile)
5) Pentola: se riusciamo a posizionare la pentola appena sopra al fuoco della parabola, questa può ricevere tutte le radiazioni dal basso e scaldarsi solo dal fondo (come accade quando si cucina sul fuoco), e penso che sarebbe utile coibentare per bene le pareti laterali ed il coperchio, di modo che si accumuli il calore all'interno con meno dispersioni.
6) Struttura reggi-pentola: in legno o in ferro, deve tenere la pentola sospesa nei pressi del fuoco e farla rimanere verticale anche quando la parabola ruota per seguire il sole
Non so se mi sono spiegato, ho cercato di mettere un freno alla mia logorrea ma di dire tutto l'indispensabile. Non credo di esserci riuscito, la prossima volta faccio meglio.
Però queste sono cose importanti, e più persone hanno voglia di dare un contributo, meglio verrà il progetto. Aspetto suggerimenti, correzioni, valutazioni, suppliche e bestemmie.