lunedì, 09 febbraio 2009
Questionari per il forno solare

Penso che sia utile fare una piccola indagine di mercato. Vogliamo produrre
dei forni solari a portata economica delle famiglie di questa zona, dunque con
i soci di 13 Sunshine abbiamo pensato di fare un questionario e sottoporlo a 10
famiglie povere, 10 medie e 10 ricche.
In base a questo, potremo calcolare i tempi di ammortamento del forno ed i
benefici economici che questo può portare.
Le domande che abbiamo segnato sono le seguenti:
       Quante persone vivono in questa famiglia?
       Quanti maschi e quante femmine?
       Quanti vecchi, quanti adulti e quanti giovani/bambini?
       Ogni giorno, in quanti si siedono a tavola per colazione, pranzo e cena?
       Somma annuale del guadagno di tutti i membri attivi della famiglia
       Spesa mensile per generi alimentari
       Spesa mensile per legna
       Spesa mensile per carbone
       Spesa mensile per kerosene
       Spesa mensile per butan gas
       Spesa mensile per elettricità (solo quelli che cucinano con piastra
elettrica, cioè i ricchi)
Se a qualcuno vengono in mente altre cose interessanti da sapere, ci sono
ancora alcuni giorni a disposizione (le autorità devono ancora darci il
permesso di andare nelle famiglie a chiedere queste cose).
Allego fotografia (di 2 settimane fa) della casa in blocchetti di terra che
stiamo costruendo a Ropi! Dovrebbe essere pronta in una decina di giorni,
completa di tetto. Sulla muratura nuda, poi, penserei di fare un po' di prove
di intonaco con diversi stabilizzanti.

IMGP0088
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categoria:forni solari
lunedì, 02 febbraio 2009

Progetto A

Forni Solari

 

Nel progetto del forno solare, ci sono alcuni criteri che voglio seguire. Li elenco in ordine di importanza:

-        sostenibilità economica (tempi di ammortamento inferiori a 1 anno)

-        sostenibilità ambientale (preferenza nell'utilizzo di materiali naturali, e comunque non tossici o pericolosi)

-        semplicità di produzione (cooperative locali devono essere in grado di gestire autonomamente l'intero ciclo di produzione)

-        semplicità di utilizzo (i training alle donne devono essere brevi e semplici)

-        semplicità di manutenzione e riparazione (deve essere possibile aggiustare i forni sul posto, senza manodopera specializzata e lavorazioni che richiedano corrente elettrica)

-        inculturazione tecnologica (deve essere possibile usare il forno senza modificare nulla degli aspetti culturali salienti: arredamento di casa, gestualità del cucinare, pulizia, ricette, sapore dei cibi, modo di riporre, custodire e proteggere gli oggetti di casa…)

-        durabilità (resistenza agli urti, all'usura, all'acqua e all'umidità)

 

Queste mi paiono le cose principali a cui fare attenzione. Aggiungo anche, specularmente, ciò che voglio in tutti i modi evitare:

   tecnologie preistoriche (per favore, non lasciamoci ingannare dal fatto che siamo in Africa, o che usiamo la terra e la cacca. Le ragioni dell'utilizzo di questi materiali sono da ricondurre esclusivamente alla sostenibilità, in nessun modo alla vernacolarità morfologica o ad una volontà formale “flinstoniana”. Questi sono progetti post-industriali, non pre-moderni).

   metodi di cottura pericolosi (se il forno ha un rendimento troppo basso, le temperature permettono una blanda cottura ma non la sterilizzazione, il che potrebbe essere dannoso per la salute)

   progettazione solo tecnica (chi conosce un minimo l'Etiopia sa che il miglior prodotto del mondo non sarà comunque mai accettato se non viene ritenuto “bello”. La gente deve volere questo forno, bisogna pensare al marketing già in fase di progettazione evitando di fare discorsi umilianti e stupidi tipo “questi muoiono di fame, hanno bisogno di una cosa che funzioni punto e basta”. No. Il superfluo serve anche quando manca l'indispensabile, fa parte della natura umana, non solo di quella occidentale).

   Talebanismo naturalista (se servono materiali e lavorazioni industriali, se possono migliorare significativamente il prodotto, sono benvenuti. Vogliamo avere un pensiero libero e laico, svincolato da qualunque integralismo. Specie da quelli caratterizzati dai prefissi “eco-” e “bio-”. Bisognerà di volta in volta fare un mero calcolo costi/benefici, bon).

 

Sulla base di questi criteri, positivi e negativi, credo si possano individuare alcune strade preferenziali, concetti legati al pensiero tecnologico che trovano ampio spazio nel dibattito contemporaneo:

1)      Ibridazione tecnologica (materiali e lavorazioni industriali possono andare d'accordo con quelli tradizionali e locali, se guidati dal concetto di sostenibilità. Questo penso che sia il futuro, e attenzione: quell'abbronzato di Obama la pensa così pure lui)

2)      Progettazione partecipata (tutti gli aspetti culturali possono essere affrontati solo nel dialogo con chi a quella cultura appartiene. La decisione di fare questi progetti qui in Etiopia anziché in qualche ufficio in Italia è stata presa anche e soprattutto per questo)

3)      Tecnologie appropriate (la soluzione tecnica corretta non è universale (“pensare globale, agire locale”, concetto di “glocal”, vedi Ivan Illich o, in Italia, Giorgio Ceragioli). Lo studio di tutte le lavorazioni locali deve condurre alla corretta soluzione per quel singolo contesto)

4)      Pensiero debole riferito alla tecnica (Spartaco Paris teorizza per primo (credo) il pensiero debole riguardo la tecnologia che, dice lui, deve essere serva e non padrona. Significa che bisogna considerare prima il COSA (l'oggetto in sé, l'ergonomia, l'estetica e tutti gli altri valori sottesi) e solo dopo passare al COME, ossia alla tecnologia)

5)      Tecnologie per tutti (E' il titolo di un bel libro di Massimo Foti. Il concetto fondamentale è l'abolizione del copyright e del brevetto chiuso nell'ambito della cooperazione nel Sud del mondo. Ovviamente, il libro si scarica gratuitamente da internet in .pdf e ne è consentito qualunque utilizzo)

 

Questo è l'orizzonte concettuale all'interno del quale ci muoviamo. Se a qualcuno non sta bene, cercatevi un altro architetto africano. Venendo alla pratica, ecco in sostanza le variabili su cui bisogna ragionare:

1)      Dimensionamento: la temperatura di cottura e la capacità termica del forno dipendono dalla quantità di radiazione solare riflessa nella pentola, dunque sono direttamente proporzionali all'area piana della superficie parabolica riflettente. In altre parole, il forno deve essere più grande possibile per questioni di efficienza e contemporaneamente più piccolo possibile per questioni di peso, trasportabilità, costo e resistenza.

2)      Orientabilità: la parabola deve essere orientata verso il sole, dunque deve essere semplicemente ruotabile per seguirne il percorso. Con poca fatica e senza rovesciare tutto il cibo.

3)      Materiale strutturale: la parabola deve reggere il suo stesso peso ed eventuali urti. Il materiale strutturale può essere semplice (per esempio impasto di terra), misto (come gesso impastato con fibra di agave) o composto (come un doppio strato, esternamente in foglie di banano e internamente di cemento)

4)      Materiale riflettente: può essere un trattamento superficiale (come una cromatura, ad Addis Abeba le fanno), un materiale applicato (come carta di alluminio) o lo stesso materiale strutturale (ad esempio la lamiera zincata, piuttosto costosa ma accessibile)

5)      Pentola: se riusciamo a posizionare la pentola appena sopra al fuoco della parabola, questa può ricevere tutte le radiazioni dal basso e scaldarsi solo dal fondo (come accade quando si cucina sul fuoco), e penso che sarebbe utile coibentare per bene le pareti laterali ed il coperchio, di modo che si accumuli il calore all'interno con meno dispersioni.

6)      Struttura reggi-pentola: in legno o in ferro, deve tenere la pentola sospesa nei pressi del fuoco e farla rimanere verticale anche quando la parabola ruota per seguire il sole

 

Non so se mi sono spiegato, ho cercato di mettere un freno alla mia logorrea ma di dire tutto l'indispensabile. Non credo di esserci riuscito, la prossima volta faccio meglio.

Però queste sono cose importanti, e più persone hanno voglia di dare un contributo, meglio verrà il progetto. Aspetto suggerimenti, correzioni, valutazioni, suppliche e bestemmie.

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categoria:forni solari
domenica, 25 gennaio 2009
IMGP0034Stampo per blocchetti 8x16x32. Già trasformato in un setaccio per sabbia


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Serie di blocchetti di prova con diverse terre e diversi additivi


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Due blocchetti con etichetta amarica


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Impasto terra-cacca-paglia per fare il primo parabolone per i forni


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Prove di aderenza calce (con coccio pesto) con stuoia in canne palustri


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Il parabolone di cemento (90 cm diametro, 45 altezza)


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  La casa-ufficio a lavori iniziati
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categoria:aggiornamenti settimanali, forni solari, case di terra
venerdì, 23 gennaio 2009

Intanto, per sapersi orientare, alcuni prezzi.

-        Giornata operaio: 20 birr (8 ore)

-        Cemento: 125 birr (sacco da 50 Kg)

-        Calce: 12 birr (sacco da 25 Kg)

-        Gesso: 70 birr (sacco da boh)

-        Chiodi: 16 birr (chilo)

-        Spatola: 14 birr

-        Fil di ferro: 18 birr (chilo!)

-        Spago di plastica 1 birr (m)

-        Foglio 2x1 di lamiera ondulata: 82 birr (prima scelta)

-        Vernice: 145 birr (gallone)

-        Colla vinilica: 28 birr (chilo)

-        Giornali usati: 12 birr (chilo)

-        Foglio di plastica larghezza 2 metri: 10 birr (metro)

-        Fibra di agave: 2 birr (ciuffo)

-        Lamiera piana larghezza 1 metro: 50 birr (metro)

-        Stuoia di canne palustri splittate 3x2: 20 birr

-        Termitaio intero: 80 birr

-        Corda di agave lunga 5 metri: 3 birr

-        Acqua di pozzo (non potabile): 5 birr (barile da 200 litri)

-        Affitto macchina: 500 birr (giornata, benzina a parte)

 

E' interessante vedere la netta differenza tra materiali e lavorazioni industriali e quelli tradizionali.

E ancora di più, tra materiali e mano d'opera: un operaio che lavora dal lunedì al sabato, in una settimana non guadagna abbastanza per comprare un sacco di cemento da 50 chili.

Lascio aperto ad altre considerazioni. Se qualcuno, per i diversi progetti, volesse sapere qualche altro prezzo, basta chiedere.

Questi prezzi li ho trovati mandando 3 persone in posti diversi (se vado io, con la mia pelle bianca, chiedono almeno il triplo).

Stiamo lavorando ad alcuni sondaggi per sapere quanto spendono le famiglie per combustibili in cucina: butano e carbone per i ricchi, kerosene e legna per i poveri.

 

DOMANDINE:

-        Qualcuno sa per quale diavolo di motivo in Etiopia c'è adesso una così grande mancanza di benzina? Code di decine e decine di macchine al distributore... Ma ora non dovrebbe costare pochissimo?

-        Qualcuno un po' più agronomico (tipo Fabio o Alberto) ha idea se in Etiopia ci sia il caucciù? Dove?

-        Decri, ci sei? Se ci sei batti un colpo: ho bisogno di un po' di informazioni sul coccio pesto. In quale quantità si mescola coccio e calce? Qui abbiamo un coccio con dentro tanta sabbia silicea, va bene o ne bisogna cercare un altro con solo argilla? Se la Decri non è in ascolto, qualche architetto può fare un salto da restauro e chiedere a qualcuno? Penso che i Proff. Boato, Arcolao (“le ricette del restauro”), il mitico Rava e Decri siano i più indicati. Servono indicazioni operative per una ricetta di coccio pesto. Serve che porti in giù la calce che si trova qui?

-        Per Ezio: sul diametro della parabola ci sto ragionando. Per i forni da cucina, ora sto facendo un tentativo con parabole da 90 cm di diametro massimo. Però se stai pensando a motori stirling per la produzione di energia elettrica, si può superare anche di molto questa dimensione: sarebbero impianti fissi, da non riporre in casa, e non ci sarebbe quindi più il problema di passare dalla porta

-        Per Tonino Di Pietro: non ti curare delle fesserie che dicono i giornali sul tuo conto, noialtri ti vogliamo tutti bene

sabato, 17 gennaio 2009
Ho incontrato una rossa come non ne vedevo da tempo. Liscia, vellutata...
Piena di ossidi di ferro...
Sto parlando di una terra, naturalmente.
Era lì a qualche chilometro da Shashemane, non la considerava nessuno, così
sono andato a fare due chiacchiere con lei. Così ho scoperto che è argillosa ma
ha anche tanta sabbia, dunque dovrebbe andare bene per fare blocchetti crudi, o
al limite stabilizzati con cemento o calce.
Io però non ho mai approcciato una rossa... sarà meglio offrirle del cemento
o della calce?
In quali percentuali? Qualcuno che ha un manuale sotto mano mi dice
qualcosa?
Ad occhio io direi che questa terra ha un 25% di argilla, e poi una curva
granulometrica standard, fino a ciotoli di 2-3 cm.

E questa era la prima cosa. La seconda invece riguarda i forni solari.
Il buon Yisahak (ricorderete, il presidente di 13 Sunshine) mi ha portato il
progetto di un forno solare fatto nei pressi di Asella qualche anno fa, e poi
abbandonato al suo destino.
E' fatto di lamiera piegata come un origami (spiegarsi senza disegni è
difficile...) a pianta quadrata prospetto a trapezio rovesciato con gli angoli
acuti di circa 70 gradi.
Uno dei quattro lati trapezi è apribile, incernierato in basso, orientabile a
seconda dell'ora del giorno. Gli altri tre sono fissi.
A me pare una buona idea e lo proverò.
Però vorrei anche farne un altro in lamiera, proprio a forma di parabola.
Significa che devo partire da una lamiera sagomata a cerchio (o esagono, o
ottagono) e poi tagliarla radialmente con un tracciato particolare, tipo petali
di fiore, di forma tale che poi si possa piegare e -con qualche saldatura o
qualche bullone- prendere la forma di paraboloide di rotazione.
Servirebbe un geometra tipo il Prof. Ferrari di Architettura o un genio della
geometria descrittiva come quello straordinario professore di Ingegneria
chiamato Guido Guidano...
Sarebbe semplicemente meraviglioso se qualcuno un giorno mi mandasse un dwg
(file autocad) con il disegno piano di questo fiore, con le curvature studiate
in maniera tale che il paraboloide finale abbia un'altezza pari a metà del
diametro maggiore (mi pare che in questo modo il fuoco della parabola finisca
esattamente alla quota del diametro maggiore).

Ho grossa difficoltà a mandare fotografie, ma uno di questi giorni ne
rimpicciolisco 3 o 4 e vi mostro i primi passi di quello che stiamo facendo.

Per ora vi basti sapere che a Ropi c'è una casa in blocchi di terra a cui
mancano solo 3 righe di mattoni ed il tetto, mentre a Shashemane c'è un grosso
parabolone di cemento in costruzione (che farà da stampo per dei forni di terra-
paglia) e 4 blocchetti fatti con la rossa di cui sopra e terra normale in
diverse percentuali. I primi semini di questo lavoro.


PS: ma come diavolo si dice “vetroresina” in inglese???
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categoria:aggiornamenti settimanali, forni solari, case di terra
venerdì, 21 novembre 2008
Ci si propone di progettare, sperimentare e diffondere un modello di forno solare per la cottura di cibi a livello familiare. Il modello deve essere fabbricabile con materiali locali e costi molto ridotti, in modo da permettere una naturale diffusione sul mercato e replicazione sul territorio.
 
I campi su cui si interviene con questo progetto sono così identificabili:
-       economia domestica: le famiglie risparmieranno sulla spesa settimanale per l'approvvigionamento di legna (o altri combustibili)
-         eco-sostenibilità: diminuire il fabbisogno di legna da ardere significa, in una zona di savana in via di desertificazione, porre un freno alla distruzione totale delle risorse naturali
-         economia di villaggio: la cottura a consumo-zero trattiene nei villaggi più desertici le poche risorse economiche, che ora vengono usate per comprare legna da altri villaggi
-         condizione della donna: le camminate per approvvigionarsi di legna durano molte ore, e la cucina al chiuso senza aspirazione dei fumi, nelle capanne, è causa di molte patologie. Il forno solare contribuirebbe a risolvere questi problemi
-         igiene e salute: data la scarsità ed il costo del combustibile, spesso i cibi vengono cotti meno del necessario. Questo porta molte patologie, che con un adeguato forno solare potrebbero essere evitate
-         acqua: con un adeguato sistema di evaporazione, il forno solare potrebbe liberare l'acqua non solo dagli inquinanti batterici, ma anche da quelli chimici come fluoro ed arsenico
postato da: africano alle ore 08:17 | Permalink | commenti
categoria:forni solari